Avevo 13 anni qnd ho cominciato a chattare. È stato proprio in ql xiodo che mi sono imbattuta in un certo
Tristan. Il suo nome non era dovuto alla leggenda di Tristano, ma a qualcosa di più umano: al film
"Vento di passioni" dove Brad Pitt, portava il nome di Tristan. Per chi ha visto il film, ed ha notato la bellezza dell'attore in quel contesto, non sarà difficile immaginare per quale motivo una ragazzina si sia lasciata incantare da un simile nickname.
Il suo vero nome era Andrea, aveva quasi 17 anni, ed abitava a Roma, in una villa.
Chattammo per quasi 5 mesi, "fidanzati in chat": ci ridevamo su. Arrivò presto l'estate, ci incontrammo un pomeriggio d'Agosto ad Ostia (io abito lì vicino), davanti ad un lunapark al lido.
"ci vediamo alle 5" mi aveva scritto via sms. Alle 6 ancora non era arrivato. Arrivò quasi subito, e ricordo ancora le sensazioni che provai vedendolo.
Arrivò in sella al suo scarabeo giallo (orrendo, per altro, ma a lui piaceva tanto), indossava un paio di jeans scuri e larghissimi, scarpe da ginnastica (come facesse a sopportare un tale caldo, me lo chiedo ancora), ed una camicia rossa aperta a mostrare i muscoli del petto e dell'addome temprati dallo sport e dalla palestra.
Poi si tolse il casco: capelli neri scompigliati, e sguardo scuro. Pelle abbronzata, labbra carnose fatte solo per essere morse; bello come un diabolico angelo.
Si avvicinò a me e mi salutò con un bacio a stampo sulle labbra. Non ci eravamo mai visti prima. Chiacchierammo tutto il pm, poi la sera, un suo amico con la macchina passò di lì e, ovviamente senza che i miei lo sapessero, mi ritrovai al Colosseo.
Ricordo ancora il Colosseo illuminato e il sapore delle sue labbra in quello che era il mio primo bacio.
Non lo vidi più da allora, xdemmo i contatti, io cominciai una nuova scuola, avevo poco tempo per chattare. Feci nuove amicizie, ed una ragazza mi propose, a fine anno, "ti va di venire al concerto di Ligabue con me?" neanche a dirlo, il 15 Luglio 2002 eravamo fuori lo stadio Olimpico ad attendere che aprissero i cancelli. Guardandomi intorno assetata, decisi di comprarmi una birra. Mentre mi avvicinavo al chiosco, mi sento salutare. Mi volto. Andrea era lì, bello e sorridente, come lo ricordavo.
Ascoltammo il concerto insieme, baciandoci sotto la pioggia alle note di "Piccola stella senza cielo".
Il giorno del mio compleanno, il 22 Novembre, stavamo già insieme da quasi 4 mesi. Andai a casa sua, e mi ritrovai coinvolta in una festa a sorpresa che lui aveva organizzato nel suo garage, dove lui e la sua band (gli Atena), appena entrata mi accolsero con le note di "I'm crazy for this girl".
Ci lasciammo qlke settimana dopo, per un litigio stupido.
Il primo Gennaio del 2003, mi chiese di andare a dormire da lui per passare il primo dell'anno con tutti gli amici. Accettai, perchè la richiesta era stata fatta da "un amico".
Neanche a dirlo quella notte facemmo l'amore. Non ci mettemmo insieme. Non volevo stare con lui che abitava troppo distante da me. 6 mesi dopo si trasferì a Milano con sua madre ed il suo gemello Marco.
Ogni fine settimana, però tornava da me.
In un'estate combinai un sacco di casini, dal fare gare clandestine su una Porche con un amico di Andrea (anche lui xò gareggiava con la Z3), a un ragazzo che mi picchiava dal quale Andrea mi difese quando lo beccò.
Tuttavia non ci mettemmo insieme, lui era solo e soltanto il mio migliore amico, col quale xò facevo l'amore. L'amavo, ma non l'avrei mai ammesso. Lui invece me lo ripeteva spesso; ogni volta che facevamo l'amore.
Passò anche quell'estate, e si tornò all'inverno, la scuola, dalla quale facevo sega praticamente ogni venerdì perché lui veniva a prendermi per stare insieme.
La sera del mio compleanno baciai un ragazzo. Avevo deciso solo di giocarci, anche questo era un mio grande amico, però non volevo combinarci niente di serio. Tuttavia avevo deciso di lasciare Andrea, e quando venne da me, il 28 Novembre, dopo aver fatto l'amore, sdraiati ancora nudi nel letto della sua casa di Roma, gli dissi (ricordo ancora ogni esatta parola, come fosse successo poche ore fa.) <Sai, io penso che dovremmo smetterla con questa storia: fa del male a me e a te. Stare insieme e non poter stare insieme. Ogni volta che mi metto cn qlc1 penso che fortunatamente tu verrai per il fine settimana. Non voglio andare avanti così.>
In tutta risposta lui mi disse: <Va bene, Bambolina.>.
Mi chiamava sempre bambolina perchè diceva che quando facevamo l'amore mi diventavano le guance rosse e sembravo una bambola di porcellana.
Mi salì sopra e mi penetrò dolcemente mormorando: <allora questa è l'ultima volta che facciamo l'amore> si muoveva lentamente, ed io avevo brividi per tutto il corpo.
<è l'ultima volta che mi lascio inebriare dal profumo dei tuoi capelli e del tuo corpo> continuava a mormorare mentre mi accarezzava i capelli. <è l'ultima volta che bacio le tue labbra che sanno di zucchero> e mi baciava. <è l'ultima volta che vedo i tuoi occhi in quell'espressione che dedichi solo a chi ami> mi baciò gli occhi e poi mi guardò. Aveva uno sguardo ferito, malinconico, ma comunque sempre orgoglioso. Era dannatamente orgoglioso.
Volevo che la smettesse di guardarmi così: perchè mi amava? Volevo che mi odiasse, che mi allontanasse da sé. Questo mi avrebbe reso le cose più facili, mi avrebbe fatto star meglio. Ma non era così, mi guardava dolcissimo come era sempre stato, con quel pizzico di sfacciataggine che gli era consona. Ed anch'io l'amavo. L'amavo da morire, ma non potevo continuare così.
Quella stessa notte, verso le 3 del mattino, il suo gemello mi telefonò, allarmato, gridando: <Valentì, Andrea! Valentì Andrea ha avuto un incidente! Un tir non si è fermato allo stop, lui stava correndo e l'ha preso in pieno! Valentì è morto! È morto, porca puttana!>
Non lo dimenticherò mai, mi sarà difficile, siamo cresciuti insieme, era capace di farmi provare brividi mai provati, di leggermi nell'anima e nella testa, sapeva com'ero, sapeva come farmi arrabbiare, come farmi sorridere, come farmi piangere e come consolarmi.
Era il mio migliore amico ed il mio primo vero amore.
Ricordo con sorriso il suo profumo, e tutte le volte che litigavamo e lui la buttava sullo scherzo, riuscendo a fami sorridere. Ricordo il suo sorriso, dolcissimo. Ricordo quanto mi amava. Ricordo quanto fosse protettivo e come fosse per me l'unico punto di riferimento che avessi.
L'unico rimpianto che ho è stato non avergli detto che l'amavo. http://pierosworld.spaces.live.com/